Il patriarcato e la lista di danni

PATRIARCATO: L’INVENTARIO DEI DANNI

Le ferite del patriarcato su uomini e donne

E’ bello ritrovarvi…

Partirei dicendo che la stragrande maggioranza di noi, e mi riferisco sia a donne che a uomini, hanno solo una vaga e lontana idea di quanto il patriarcato abbia modellato la nostra vita, il sistema lavorativo, lo stile di vita, la nostra mente e i suoi condizionamenti fino al livello genetico (stando a quanto sostiene l’epigenetica), fino a permeare di sé quasi tutto ciò che riteniamo di conoscere oggi.

Premessa fondamentale di questo discorso deve essere comunque la consapevolezza, da rendere sempre più cristallina, di quanto questo modello sociale, ormai in auge da diversi millenni, abbia danneggiato sia donne che uomini e di quanti e quali ferite dobbiamo oggi censire (con dovizia di particolari), riconoscere, abbracciare e infine curare. E’ insomma ora di fare la conta dei danni disseminati lungo il cammino di questa costante guerra plurimillenaria per imparare una lezione e cambiare strada.

L’elenco dei danni sulla donna non si esaurirebbe in un libro.

Quello dei danni sull’uomo lo stiamo stilando ancora oggi e include la crisi del maschio in genere, crisi di identità, stati di confusione, stati di depressione, apatia, violenza sulle donne, perdita di un orientamento nella società, disconnessione dal proprio sé profondo, disconnessione dal mondo animale e naturale, paura in mille forme, sfasamento tra ciò che si è e ciò che si crede di sapere.

Il patriarcato – ossia la “regola del padre”, l’organizzazione di spazio, tempo e vita secondo il modello maschile rinnegando il principio femminile, – è riuscito a dare forma a quasi tutto ciò che ci circonda e che consideriamo, erroneamente, universale e inevitabile, ossia come l’unico modello possibile.

Segue solo qualche esempio. Se qualcuna/o ne avesse trovato una lista completa, è invitata/o a riferirmelo.

 

Uomini donne e patriarcato
Photo by Mubariz Mehdizadeh

 

– La struttura gerarchica nella società, in cui si prevede sempre qualche elite, casta o singoli individui potenti legittimati a sottomettere il resto degli individui e a regolamentarne le vite. Ai vertici della piramide ha potuto esserci per millenni comunque sempre un uomo, essendo la donna stata catalogata come inferiore o non adatta.

– La struttura gerarchica sul lavoro, con al vertice una o più persone a comandare e, man mano che si scende la piramide, altri individui sottoposti ai primi, che eseguono, e che in grado più o meno consistente annullano la loro individualità per il servizio di un bene comune o più spesso altrui.

– La struttura gerarchica dell’apparato religioso, nella fattispecie ecclesiastico, con, anche qui, comunque la relegazione della donna nell’ombra, la negazione del suo diritto ad agire da sacerdotessa, come avveniva invece in passato.

– Il riferimento a libri sacri apertamente maschilisti e settari, in cui si è voluto in tutti i modi isolare la donna, dichiarando la sua sottomissione al maschio sottoforma di legge divina – oltre che la sottomissione degli “infedeli” e il diritto allo sfruttamento di flora e fauna ai fini umani (sottomissione delle altre specie).

Pur di negare il principio femminino, al triangolo magico dei principi Padre-Madre e figlia/o è stato sostituito quello zoppo e letale di Padre-Figlio e Spirito Santo.

Ciò nonostante, il sistema Chiesa ancora si scapicolla per proclamare il “principio divino” delle unioni eterosessuali e della costituzione della famiglia come necessariamente formata da padre-madre e figli, senza mai notare di essere stata la prima a mozzarne l’equilibrio, tagliando  fuori lei come fosse un dettaglio.

 

Vivere il patriarcato
Photo by Grace Madeline

 

– La guerra – elemento tipico delle culture patriarcali e non presente in quanto tale secondo le evidenze degli studi sulle società matriarcali (presenti e passate). Osservando la mera biologia del maschio, lo scontro diretto per il dominio e la sopraffazione del più debole farebbe parte della tendenza naturale del maschile in gran parte dei mammiferi. Il taglio netto con l’elemento ancestrale femminino presente in ogni singolo individuo umano avrebbe in questo caso rotto l’equilibrio e portato alle carneficine di cui siamo stati testimoni da qualche millennio a questa parte.

– Il fatto che i bambini giochino alla guerra e con giocattoli che imitano scontri, violenza, soldati e armi.

I bambini soldato (costretti ad uccidere e a confrontarsi con atrocità e morte da piccoli).

– Il dualismo – elemento secondo il quale tutto viene suddiviso secondo una visione binaria: o sei uno o sei zero, o sei bianco o sei nero e le infinite vie di mezzo non sono previste e vengono stigmatizzate come anormali e condannabili. Una visione distante anni luce da quella olistica.

– L’alterità, che un po’ si riconduce al dualismo: l’incapacità, o la non volontà, di accogliere il diverso come proprio pari, la necessità di istituire in tutto ordini gerarchici di prelazione di un individuo sull’altro, di un genere sull’altro, di una specie sull’altra e di una razza sull’altra. Un altro aspetto generato dall’incapacità di una visione olistica.

– La visione della donna come proprietà privata (dell’uomo) – il “confondere le cose con le persone“.

– La struttura schematica e binaria del mondo del lavoro stesso, dall’industrializzazione in poi soprattutto, non basato su una visione olistica d’insieme, sulla ciclicità, sui tempi naturali, sulla collaborazione tra pari, sull’umanità e l’ascolto delle variegate tendenze individuali.

– La trasformazione dello sport da gioco a seria competizione e terreno di sfogo per gli istinti più bassi (corruzione o violenza), con conseguenze di vandalismo, distruzione e violenza di massa al livello sub-animale.

– Lo svilimento e l’umiliazione a vita dei figli cosiddetti “illegittimi”, come se fossero stati chiamati al mondo con meno diritto alla vita rispetto ai figli cosiddetti “legittimi”.

 

Patriarcato e le sue conseguenze
Photo by Joshua Jordan

 

– Lo svilimento e l’umiliazione a vita di donne stigmatizzate dalle categorie di puttane o zitelle, categorie illusorie create ad hoc da uomini. Leggi a questo proposito: “Nella società matriarcale (Ndr.) non vi sono figli illegittimi perché tutti i bambini hanno le loro madri come riferimento principale. Non vi sono “puttane” perché le donne sono libere di fare sesso con chi vogliono e quando vogliono, senza stigma sociale e senza tabù. La dicotomia vergine-puttana, diffusa nel patriarcato, semplicemente non esiste.” Da Agoravox. 

Per non citare poi la sorte delle vedove e il fatto che ancora oggi in molte parti del mondo una donna senza un uomo o non esiste, o è strana o peggio pazza e da emarginare.

– La demonizzazione di tutti e di tutto ciò che potrebbe porre in pericolo lo status quo ed apportare apertura e conoscenza (e allora nel migliore dei casi è inferiore e insignificante, nel peggiore è folle, malato, diabolico o eretico). Lo stesso viene applicato su tutte le cosiddette (quando fa comodo) “minoranze”.

– Il cannibalismo delle singole culture ed etnie e dei mercati forti (o corrotti) sui mercati più deboli, a livello planetario.

– La sostituzione del calendario solare (gregoriano) a quello lunare (poi considerato pagano).

Questo solo per dare un’idea di come questo modello sia riuscito ad approntare su di sé tutta la realtà a cui, ancora oggi, crediamo e siamo abituati. Perché elencare poi le nefandezze derivate dalle suddette caratteristiche mi pare pleonastico, dato che tutti ne siamo a conoscenza.

 

patriarcato e conseguenze

 

Solo per nominarne alcune delle centinaia, per esempio:

gli innumerevoli genocidi, di cui alcuni ancora in atto oggi (ma generalmente i più citati sono quelli degli Indiani d’America e della Shoa); la mattanza di centinaia di migliaia di donne demonizzate come “streghe” – e c’è chi ritiene che le vittime siano state milioni; la mattanza incalcolabile di figlie femmine; la mattanza incalcolabile di, e la sperimentazione su, figli handicappati. L’utilizzo della tortura. La cintura di castità. La pratica dell’infibulazione.

Il passato e il moderno femminicidio, in tutte le sue forme. La pedofilia. Il totale dissesto ambientale e la totale disconnessione dalle nostre origini terrene, biologiche, silvestri, istintuali, con le conseguenti devastazioni cui abbiamo assistito fino ad oggi. La mistificazione della storia e della preistoria (teorie sulla longevità degli esseri umani, teorie sui matriarcati precedenti la nostra era…). La privazione di riconoscimento e di diritti umani al sesso femminile fino all’altro ieri – che vede le sue basi nostrane nella cultura ellenica e in particolare in Platone.

“Sulla base dei miti (Zeus partorisce dal cervello Atena, Zeus ingravida Selene ma subito dopo la incenerisce, le toglie il feto, lo mette nella sua coscia maschile e poi lo partorisce – sarà Dioniso, – Oreste che uccide la madre e di fronte alle Erinni viene difeso da Apollo in quanto la madre è solo un contenitore del seme maschile che è quello che dà la vita), Platone ci consegna la codificazione della riduzione all’insignificanza a cui il pensiero maschile ha condannato le donne.

Diotima per bocca di Socrate decreta la superiorità dell’eros tra uomini e la riduzione del sapere femminile alla riproduzione della specie, ossia a tramandare la genealogia maschile.” Dal bell’articolo di Imma Barbarossa, Il Patriarcato Tra Mito E Storia.

 

Il patriarcato e le sue conseguenze
Photo by Samuel Zeller

 

Questo non è un articolo di recriminazioni. Quello che dobbiamo imparare qui è che abbiamo sperimentato e capito cosa avviene a livello planetario se si divide il principio femminino dal mascolino e lo si segrega, cercando di disattivarlo, lasciando agire solo metà del tao sul mondo.

Il tetto non può rimanere stabile se incrini i muri che lo reggono – e non importa nulla chi sia il tetto e chi i muri.

Deve essere chiaro che rapportarsi in questo modo sulla vita, deformare tramite uno squilibrio del genere in maniera protratta i mondi spirituale, ecologico, culturale, politico, MEDICO e giuridico, è come saltellare per una vita su una sola gamba avendone due; come scegliere se vivere solo di acqua o solo di aria; è come uccidere uno dei due genitori perché un mondo in cui agiscono entrambi appare troppo complesso da abbracciare.

C’è un breve paragrafo che potrebbe, da solo, cambiare la vita a molte persone. Contiene una delle verità più misteriche e allo stesso tempo più lampanti del cosmo, più naturali e allo stesso tempo più secretate e mistificate di tutti i tempi. Il concetto è antico, ma in questa forma l’ha scritta Vivianne Crowley (psicologa, saggista, docente universitaria ed esperta di religione naturale) e motivando l’autorità ultima della Sacerdotessa sul Sacerdote (nella fattispecie nei rituali wicca, in gran parte derivati dai rituali celtici) dice:

“Non perché la Dea sia superiore al Dio o il femminile sia superiore al maschile, ma perché è l’energia femminile ad essere considerata fecondatrice sui piani magici e spirituali, così come l’energia maschile lo è sul piano materiale. […]

Nei reami magici il flusso di energia non passa dal maschio alla femmina, ma dalla femmina al maschio.”

Per “magia” ti invito a leggere quello che preferisci a seconda della tua mappa del mondo: ci puoi vedere il potere della meditazione, la forza creatrice del pensiero, la psicologia che sonda il lato oscuro, il mistero alla base di ogni arte, quello che vuoi ma sempre facente parte, come avrai capito, del lato inconscio, profondo, selvatico, intuitivo, femminile del mondo.

Ebbene, questa legge fondamentale, questa metà del cielo, così determinante per ottenere l’equilibrio nel mondo e nella vita di ogni donna e di ogni uomo, ci era bellamente stata occultata. A tutti, donne e uomini.

Vivian poi aggiunge: “Non ci riferiamo ai due sessi fisici. Quando diciamo energia femminile, non intendiamo solo l’energia femminile che c’è nelle donne, ma anche l’energia femminile che c’è negli uomini. […]

Gli uomini devono imparare a usare questo potere ottenendo l’accesso al loro femminino interiore.” (Da “I poteri della Wicca”).

 

Patriarcato e la lista dei danni
Photo by Annie Spratt

 

Infine, non posso evitare di evidenziare il più completo articolo che ho trovato in proposito e che ti invito vivamente a leggere e diffondere, quello di Rosanna Marcodoppido di Femminile Plurale, Le Radici Oscure del Patriarcato (di cui cito solo un brevissimo tratto ma di cui andrebbero citati tantissimi elementi – l’idealizzazione dell’amore e il suo perché, il mistero del femminino, ecc.):

“Si dice che la nostra civiltà sia nata a seguito di un matricidio e così è stato.

Ma perché gli uomini hanno dovuto uccidere simbolicamente la madre togliendole valore sociale e non riconoscendone la piena soggettività? Cosa si nasconde dietro tutto questo?”

E’ importante pensare che, come tutti i fenomeni del mondo e del tempo, anche il patriarcato non è un fattore assoluto e possiede un’età, tante crepe, una sua mortalità e che passerà lasciando spazio a qualcosa di nuovo e di più evoluto.

Come nota anche l’articolo di Agoravox: “Certamente non è nella “natura” degli “uomini” dominare con la violenza. Il Patriarcato è un sistema che ha avuto una certa origine nella storia, il che significa che non è né eterno, né inevitabile.”

Senza una pacificazione intima con il proprio elemento femminino e con l’elemento femminile del mondo e della natura, nessuno ci salverà inoltre dall’origine di tutti i mali: la paura.

Ritengo che la paura presente nel mondo odierno sia stata il risultato di un modello che ha creato un mondo monco, mutilato, squilibrato. Ritengo che questa paura sia la spia che ci segnala un gap da colmare, una parte da sanare e da completare, un passaggio importante verso cui rivolgere la nostra attenzione, tutti insieme, se vogliamo realmente liberarcene e approdare oltre, sulle sponde di un’organizzazione armonica capace di aumentare il grado di libertà e di felicità dell’essere umano, in connessione con tutto il resto dell’essere – planetario e cosmico.

E ti faccio un’ultima confidenza. Praticamente come Freud faceva risalire tutto al sesso, sono arrivata a far risalire tutto quanto mi ha creato mancanza, incomprensione e scompenso nella vita all’insabbiamento comune del principio femminino nel mondo che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Lì e solo lì, oramai, trovo tutte le risposte che ancora mi mancavano.

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