in mezzo alla natura

ANCHE GLI ALBERI SENTONO E COMUNICANO

COMUNICAZIONE E SOLIDARIETA’ TRA ALBERI:

SCOPRI QUI COME E’ STATO DIMOSTRATO

 

NON CI SONO PIU’ SCUSE PER NON RISPETTARE TUTTI GLI ESSERI VIVENTI

Inizio questo articolo con una citazione dal Corriere che mi ha colpito:

Sotto le foreste c’è una fitta trama di interazioni radicali che è stata soprannominata «wood wide web» come se fosse un’Internet del mondo vegetale. Questa rete consente il passaggio di molecole utili anche tra specie diverse come betulle e abeti, per accorgersene basta tracciarle radioattivamente. Se fossero persone, diremmo che si scambiano dei doni.

Gli alberi comunicano tra loro. E’ stato dimostrato e te ne parlerò svariatamente nell’articolo che segue. 

Adesso però vorrei porre l’attenzione anche sulla possibilità nostra di porci in comunicazione con esseri viventi come i vegetali, che appartengono a mondi diversi dal nostro eppure che condividono con noi il pianeta e le sue stesse basi chimiche.

 

– Perché comunicare con un vicino di casa e non con il tuo alloro o con un maggiolino? –

 

Quando ero bambina, salutavo sempre in automatico tutte le piante dei vari pianerottoli ogni volta che salivo in casa al terzo piano, una a una.

Se strappavo una margherita, un bocciolo di caprifoglio per il profumo o un po’ di basilico per la cucina, ringraziavo. E lo faccio ancora.

Anzi, adesso i fiori mi piacciono vivi, dove sono e non li coglierei mai. Conoscendo la nostra natura distruttiva, quando cammino in mezzo a un bosco cerco di non toccare nulla e di non spostare niente, perché so che tutto ha un senso lì com’è e che forse io ho perso parzialmente il diritto di interferire.

Comunque, solo verso i vent’anni scoprii grazie a Enzo Braschi con il suo Il Cerchio Senza Fine 

che gli Indiani d’America comunicavano sempre con la natura e con le sue varie forme di vita.

Ringraziare la pianta o l’animale o anche l’evento atmosferico, o il lago o il mare o la terra, per ciò che ci dà per vivere è per me qualcosa di più profondo e più vasto di una preghiera. È in realtà qualcosa che va a monte della preghiera, agli albori della preghiera stessa.

Ringraziare, così come pregare con gratitudine, serve a compensare un vuoto, a sopperire a quello che prendiamo (una vita, un frutto), laddove non possiamo dare in cambio niente. Serve a comunicare al resto del creato che lo riconosciamo: è una questione di riconoscenza e riconoscimento.

In alcune culture, come ancora oggi in Indonesia, si dona un lascito per questo nostro servirci e prendere, anche solo un oggetto simbolico o a volte parte del proprio cibo. Si tratta di uno scambio e come tale dovrebbe essere visto anche oggi come qualcosa di sacro.

In realtà,

l’interazione tra gli esseri viventi è ciò che di più sacro abbiamo in questa dimensione.

Senza di essa non avremmo la vita. Non avremmo nascita, né crescita, né sopravvivenza, non avremmo la comunicazione, né la possibilità di giocare e quindi di rinforzarci e di metterci alla prova.

Senza l’interazione con i nostri simili e con gli altri esseri viventi, non avremmo arricchimento reciproco, né nutrimento (in senso lato, fisico, intellettuale, emotivo) e non avremmo neanche i piaceri dei sensi, le forme d’arte e le più alte forme del pensiero umano.

 

comunicazione tra alberi

 

I popoli andini chiamano la Madre Terra Pachamama in lingua quechua. Per la gran parte dei popoli della terra, prima che l’uomo occidentale li mettesse a tacere o sradicasse intere culture, la terra, il mare, i boschi erano investiti di uno spirito, di una vita propria. E il fatto è che lo sono davvero, perché si tratta di organismi viventi composti da tanti organi, e molecole, e cellule, e poi atomi… in comunicazione. Come siamo noi all’interno del nostro pianeta.

Se andiamo ad alterare il loro equilibrio o il nostro equilibrio nei loro confronti, tutto cambia, abbiamo conseguenze, paghiamo lo scotto di esserci “sconnessi”. Vedi anche il mio articolo sulla disconnessione dell’uomo e il trattamento degli alberi.

 

Le chiamano culture animiste. Alcune esistono ancora e presso gli altri colonizzati (Sud America, Africa, Asia) sono rimaste comunque tracce molto chiare di questo approccio anche ai giorni nostri.

Se avessimo ascoltato popoli molto più antichi di noi, avremmo certamente risparmiato tempo ed energie e un carico incalcolabile di danni sotto forma di distruzione, disallineamento, disconnessione e disequilibri causati all’ambiente e quindi anche a noi stessi che ne facciamo parte.

Forse, per un paio di secoli ci eravamo illusi di essere inattaccabili, inossidabili o composti di una natura aliena. Invece, siamo parte integrante di questa dimensione terrestre. Condividiamo il 99% di DNA con lo scimpanzé, il 90% con il corallo e il 25% con gli alberi! Ritenere di poter agire come esseri separati dal tutto è semplicemente un’aberrazione.

 

Per chi capisce l’inglese, consiglio vivamente questo documentario che ho scoperto per caso da poco (risale al 2014) e che spero un giorno sottotitoleranno anche in italiano, si chiama Love Thy Nature  (“Ama la tua natura”). Vi si imparano un’infinità di cose ed è anche il primo documentario in cui sento scienziati diffondere una visione ottimistica per il prossimo futuro.

Guardatelo e scoprite il perché! Se desiderate acquistarlo e diffonderlo, la pagina ufficiale è questa.

 

gli alberi sentono
Photo by Sonia Serravalli – Photo-Poetry

 

Perché l’uomo ha pensato che le altre forme di vita fossero indifferenti, insensibili, inanimate? Il documentario qui sopra ci fa ragionare anche su questo. Presuppone sia stato necessario un graduale allontanamento dalla natura per poi rendersi conto un po’ alla volta oggi che le apparteniamo e che siamo parte integrante del sistema, dell’ecosistema.

“ – Anche gli alberi hanno dei sentimenti, esattamente come noi umani: sono in grado di provare emozioni come la paura e la sofferenza, sono intelligenti, comunicano tra loro, fanno amicizia, si prendono cura l’uno dell’altro come una vecchia coppia affiatata e amano stare vicini e coccolarsi. –

Queste sono solo alcune delle meravigliose osservazioni che emergono nel documentario “Intelligent Trees” realizzato dal ricercatore tedesco Peter Wohlleben, anche conosciuto come l’uomo che sussurrava agli alberi, e da Suzanne Simard, un’esperta di ecologia delle foreste dell’Università della Columbia Britannica in Canada.”

Da qualche decennio la scienza (la nostra, perché altri lo sapevano da millenni) sta studiando la comunicazione tra gli alberi e in questo documentario sono state raccolte le ultime scoperte. Puoi leggere di più su questo nel fantastico sito di Treedom (dove oltretutto è possibile adottare un albero).

Quest’ultima poi, Suzanne Simard, scienziata forestale, ha realizzato un filmato illuminante su TED 2016, di 18 minuti, sottotitolato in italiano qui su come gli alberi comunicano e come le loro connessioni ricordino quelle di un cervello.

Si parla addirittura di alberi madre!

“In particolar modo si è rilevata la presenza di Alberi Madre, ovvero esemplari più antichi e dal tronco più grosso, attorno ai quali si organizzano le reti sotterranee. Le matriarche del bosco inviano il loro carbonio (ottenuto tramite la fotosintesi) agli alberi più giovani, anche di specie diversa, rifornendo specialmente quelli più deboli e i suoi propri “figli”. Gli imponenti e maestosi alberi madre gestiscono insomma la connessione e gli scambi di un’intera foresta, proteggendone la biodiversità.” (Da GreenMe)

 

noi e il bosco
Foto proprietà di Sonia Serravalli Photo-Poetry

 

Quindi, come comportarci per recuperare il rispetto, il “vedere” il prossimo, anche quando non ha un sistema nervoso o le nostre sembianze, e per ripristinare la comunicazione perduta?

La donna del Bosco Femmina lancia un cenno (all’albero o al fiore o al cane o all’insetto), anche solo un raggio d’amore o un’emozione che scaldi – che dimostri di averlo visto, di averlo sentito, di averlo riconosciuto. In un bosco, non siamo tra soprammobili: siamo in mezzo a una folla di esseri viventi in diverso grado senzienti, anche se ovviamente non alla nostra maniera. Spesso, molto più vecchi, vissuti e longevi di noi.

Se mai hai convissuto con un animale da compagnia, saprai come fare.

La forma di vita, sia essa albero, fiore, cane o insetto, non resta indifferente: percepirà qualcosa e tu ti sarai “collegata”.

Vista la nostra ormai secolare disabitudine a fare questo, si tratta solo di un inizio: ci vorrà del tempo per tornare a sentire. Da parte nostra.

Da parte loro no di certo: le altre forme di vita, animali o vegetali che siano, sono allenatissime a questo. A usare telepatia, a usare sensi che noi neanche conosciamo o che abbiamo perso, a passarsi ormoni, a misurare le energie sottili, a percepire l’elettricità e le sensazioni altrui, a cogliere infrarossi e ultravioletti e tanto altro…

La donna del Bosco Femmina resta in ascolto. Cerca di ricavarsi ore in compagnia di alberi o animali, per entrare nei loro “canali”. E sa che qualcuno percepisce e si setta sulla stessa lunghezza d’onda.

Non c’è bisogno di pensare ai film fantasy o di entrare in alcun personaggio: basta aprire il cuore e i sensi.

Il tempo farà il resto.

 

Hai già qualche esperienza in proposito? Sentiti pure libera/o di commentare e condividere qui sotto, grazie!

 

2 Comments

  1. C’è una zona particolare nel bosco di fronte a casa mia, una zona dove si respira una energia molto forte. Li io sento respirare gli alberi. Pensando, più di una volta, di essere pazza!

    1. Cara Paola, bellissimo!
      Un giorno, 20 anni fa, ho abbracciato un albero (molto prima che anche questo diventasse “una moda”) semplicemente seguendo il mio istinto e tenendo appoggiato un orecchio al suo tronco ho sentito il suono della linfa!
      Tutto attorno a noi è pieno di realtà che crescendoci la società ha trattato come invisibili/inesistenti, invece possiamo aprire gli occhi ad esse e accedervi! 🙂
      Grazie per la tua testimonianza e per seguirmi!

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