rischio ambientale

LA STORIA DI OGNI DEFORESTAZIONE, DALL’INIZIO

DALLA FORESTA AL DESERTO

 La deforestazione, ovvero l’eliminazione su larga scala delle foreste, ha accompagnato l’umanità fin dagli albori della civiltà.

Tuttavia, il suo impatto su vaste aree del pianeta è diventato significativo solo con

  • Con la deforestazione religiosa
  • Con l’espansione delle società agricole e industriali.

Oggi, la perdita di foreste è una delle principali emergenze umane. Non dico “ambientali”, perché l’ambiente, senza l’uomo, poi si rigenererebbe – anche se nel frattempo stiamo facendo estinguere tante specie!

desertificazione e incendi
Foto di Ria Sopala

Le prime deforestazioni: l’inizio dell’impatto umano

L’essere umano ha iniziato a modificare il paesaggio forestale fin dalla preistoria. Ma le prime deforestazioni di rilievo sono avvenute con la nascita dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa.

I primi popoli agricoltori del Vicino Oriente, tra il Tigri e l’Eufrate (Mesopotamia), disboscarono ampie aree per coltivare cereali. Lì e allora fu inventato l’aratro. L’uomo sostituì meravigliose e floride foreste con campi, distruggendo gli equilibri di un’area vastissima (ora deserta).

Lo stesso avvenne in Egitto, lungo il Nilo, e in Cina, nella valle del Fiume Giallo, dove le foreste furono abbattute per fare spazio ai campi di riso e miglio.

L’epoca classica: Greci, Romani e Maya

Nell’epoca classica, tra il 1000 a.C. e il 500 d.C., la deforestazione aumentò con la crescita delle città e la richiesta di legname per le costruzioni e le flotte navali.

I Greci disboscarono vaste aree della penisola ellenica, contribuendo alla trasformazione del paesaggio mediterraneo. I Romani fecero lo stesso in tutta l’Europa e il Nord Africa, dove il taglio intensivo di alberi per l’agricoltura e l’estrazione mineraria portò alla desertificazione di molte regioni.

Anche i Maya, in Mesoamerica, contribuirono alla deforestazione: vaste aree furono abbattute per far spazio ai centri urbani e alle coltivazioni intensive, contribuendo probabilmente al collasso di alcune delle loro città.

deforestazione
Foto di Artie_Navarre

Il Medioevo e l’epoca moderna: il disboscamento accelera

Durante il Medioevo, la popolazione europea aumentò e con essa la necessità di nuove terre coltivabili. Tra il X e il XIV secolo, gran parte delle foreste europee fu abbattuta per l’agricoltura e la pastorizia.

Ma, soprattutto, ti invito ad informarti su quello che fu il “disboscamento religioso”.

La deforestazione si intensificò ulteriormente con l’espansione coloniale: tra il XVI e il XIX secolo, le potenze europee eliminarono vaste aree forestali in America, Africa e Asia per piantagioni di zucchero, tabacco, cotone e caffè.

Il XX e XXI secolo: l’industrializzazione e la crisi ambientale

Con la rivoluzione industriale, la deforestazione raggiunse livelli senza precedenti.

L’aumento della domanda di legname, la crescita delle città e l’espansione dell’agricoltura industriale portarono alla distruzione di enormi aree forestali. Le foreste pluviali del Brasile, dell’Indonesia e dell’Africa centrale furono tra le più colpite.

Oggi, la deforestazione continua principalmente a causa dell’agricoltura intensiva, dell’allevamento bovino e della produzione di olio di palma. Secondo il Global Forest Watch, il pianeta ha perso circa 420 milioni di ettari di foresta dal 1990 a oggi.

desertificazione
Foto di Gerd Altmann

Sacralità VS Distruzione

A questo punto, ti chiederai: “Ma gli antichi non ritenevano sacri tanti alberi e le foreste?”

Nelle antiche civiltà, alberi e foreste erano spesso considerati sacri e associati a divinità, spiriti e culti religiosi. Tuttavia, la sacralità delle foreste non ha impedito la deforestazione, perché le necessità economiche e materiali delle società spesso prevalevano sulle credenze spirituali. O meglio, non si è trovato o scelto un modello che creasse un circolo virtuoso, bensì si è presa una strada materialmente in-sostenibile.

Chi rispettava le foreste e chi le sfruttava?

  • Popolazioni animiste e tribali (come i druidi celtici, i popoli indigeni dell’Amazzonia, le tribù native americane e alcune comunità asiatiche) vedevano gli alberi come esseri viventi con un’anima, quindi, la deforestazione era limitata e regolata da rituali.
  • Grandi civiltà agricole e urbane (come Sumeri, Egizi, Greci e Romani) riconoscevano il valore sacro degli alberi, ma al tempo stesso non esitavano a disboscare per l’agricoltura, l’edilizia e le flotte navali. In queste società, spesso erano solo alcune classi religiose o intellettuali a vedere l’importanza della natura.
  • Civiltà orientali come quella cinese o indiana avevano filosofie (Taoismo, Buddhismo, Induismo) che promuovevano il rispetto per la natura, ma anche qui lo sviluppo economico portò a una significativa perdita di foreste.
desertificazione
Foto di Bernhard Schürmann

Un parallelo con oggi

Proprio come allora, anche oggi la consapevolezza ecologica non è distribuita equamente: alcune comunità e persone danno priorità alla conservazione ambientale, mentre altre vedono la natura come una risorsa da sfruttare per l’economia, e mancano completamente di una prospettiva sul lungo periodo.

Non importa che gusti tu abbia o che scelte politiche tu faccia: la deforestazione e il modello attuale di sfruttamento delle risorse non sono sostenibili nel lungo periodo.

Non è un semplice ciclo che può ripetersi all’infinito, non è proprio un ciclo, perché le risorse naturali hanno un limite. La domanda, quindi, non è se finirà, ma quando e come.

(Leggi anche: “Il pianeta ci chiama ad agire, ora”)

Due possibili scenari per il futuro

  1. Il cambiamento forzato – Se si continua su questa strada senza una svolta, la crisi ambientale peggiorerà fino a un punto di rottura. Eventi climatici estremi, scarsità d’acqua e, al contrario, alluvioni per carenza di assorbimento (alberi), perdita di biodiversità e desertificazione (la pianta del cardo ne è già un forte segnale) porteranno a conseguenze economiche e sociali drastiche.
    A quel punto, la riforestazione e la sostenibilità non saranno più una scelta, ma una necessità per la sopravvivenza.
  2. Il cambiamento volontario – Un’altra possibilità è che l’umanità scelga di cambiare prima di arrivare al collasso. Questo richiede un cambiamento culturale globale, con governi, aziende e cittadini che si impegnano in pratiche sostenibili, economia circolare, energie rinnovabili e protezione delle foreste. Alcuni segnali positivi ci sono già, ma il tempo stringe.
    Ed è molto importante rendersi conto che nessuno di noi ha il lusso di aspettarsi questo cambiamento da fuori: mettiti a piantare alberi tu, adesso, senza se e senza ma. Trova un’area in cui puoi farlo, converti un campo in un bosco edibile, acquista un terreno e pianta alberi, collabora con associazioni o gruppi di privati che lo fanno, eccetera, eccetera.

Il “cambiamento globale” parte da ogni singolo. Non nascondere le tue paure e pigrizia dietro a quello che distrugge (fosse anche la multinazionale di turno). Non negarti. Non farti coinvolgere emotivamente: rimani fermo/a, opera e basta.

Cosa serve per cambiare?

  • Un’economia che non si basi sulla distruzione di ecosistemi, ma sulla loro rigenerazione.
  • Un cambio di mentalità: smettere di vedere la natura solo come una risorsa da sfruttare e iniziare a considerarla una condizione necessaria per la nostra esistenza.

Alla fine, o cambiamo volontariamente, o saremo costretti a farlo da una crisi ecologica senza precedenti. Forse, siamo ancora in tempo per scegliere la prima strada, ma non per molto.

Le iniziative di riforestazione e le soluzioni già in corso

(Richiedo ai lettori di correggermi se qualche informazione non fosse aggiornata).

  • ECOSIA – Un motore di ricerca esemplare

Da anni utilizzo Ecosia al posto di Google.

Ecosia, un motore di ricerca tedesco, utilizza una parte significativa dei suoi profitti per finanziare progetti di riforestazione in tutto il mondo. Fondata nel 2009, Ecosia collabora con diverse organizzazioni per piantare alberi in oltre 30 paesi, tra cui Brasile, Senegal, Indonesia e altri.

Il funzionamento di Ecosia si basa sui ricavi pubblicitari generati dalle ricerche degli utenti: ogni ricerca effettuata contribuisce a generare entrate che vengono poi destinate alla piantumazione di alberi. Secondo le informazioni disponibili, in media, sono necessarie circa 50 ricerche per finanziare la piantumazione di un albero.

Ecosia è certificata come B Corporation, il che significa che soddisfa elevati standard di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità legale. Inoltre, l’azienda pubblica regolarmente rapporti finanziari e aggiornamenti sui progetti di riforestazione per garantire la massima trasparenza ai suoi utenti.

Pertanto, l’affermazione che Ecosia pianta alberi man mano che viene utilizzato è supportata da informazioni verificabili e dall’impegno dichiarato dell’azienda nella riforestazione globale.
E non costa nulla: inizia a utilizzarlo anche tu!

  • Iniziative varie nazionali

    Di fronte alla crescente perdita di foreste, governi e organizzazioni (ma ritengo soprattutto privati e persone consapevoli unite), stanno mettendo in atto diverse strategie di riforestazione e conservazione:
  • L’iniziativa del Grande Muro Verde in Africa: un progetto per piantare alberi attraverso il Sahel per fermare la desertificazione.
  • Il rimboschimento della Cina: il paese ha avviato vasti programmi di piantumazione per combattere l’erosione del suolo e l’inquinamento.
  • Il programma Trillion Trees: sostenuto dal WWF, mira a piantare un trilione di alberi entro il 2050 (beh, io non credo che abbiamo 25 anni di tempo, quindi per me questa informazione conta poco… ma andiamo avanti, e spero stiano procedendo anche loro).
  • Le leggi sulla deforestazione zero: Paesi come Norvegia e Regno Unito stanno imponendo restrizioni all’importazione di prodotti legati alla deforestazione (ottima idea!).
  • Eden Reforestation Projects: un’organizzazione no-profit che pianta milioni di alberi in paesi come Madagascar, Nepal, Indonesia, Haiti e Kenya.
  • L’iniziativa di riforestazione dell’India: l’India ha piantato milioni di alberi in campagne di rimboschimento di massa, come il Green India Mission.
  • Amazon reforestation projects: diverse ONG e governi, tra cui il Brasile, stanno lavorando per riforestare ampie aree della Foresta Amazzonica, cercando di recuperare parte della biodiversità perduta.
  • Il Green Belt Movement in Kenya: fondato dalla premio Nobel Wangari Maathai, ha portato alla piantumazione di milioni di alberi per contrastare la desertificazione e promuovere la sostenibilità.
  • Canada e Svezia: entrambi i paesi hanno programmi di riforestazione avanzati per garantire che ogni albero abbattuto venga rimpiazzato.
  • Pakistan – Ha lanciato il progetto “Billion Tree Tsunami” nel 2014 e successivamente il “Ten Billion Tree Tsunami” per combattere il cambiamento climatico e il degrado del suolo.
  • Corea del Sud – Ha trasformato un territorio gravemente disboscato nel XX secolo in un paese con una copertura forestale rigenerata grazie a programmi di rimboschimento di successo.
  • Messico – Attraverso il programma “Sembrando Vida”, sta piantando milioni di alberi per rigenerare le foreste e creare opportunità di lavoro nelle aree rurali.
  • Etiopia – Ha stabilito il record mondiale per il maggior numero di alberi piantati in un solo giorno (oltre 350 milioni nel 2019).
  • Australia – Dopo i devastanti incendi boschivi, sono stati avviati progetti per ripristinare le foreste autoctone.
  • Vietnam – Ha promosso iniziative per la riforestazione delle mangrovie, essenziali per proteggere le coste e la biodiversità.
  • Costa Rica – Uno dei paesi leader nella riforestazione e nella conservazione ambientale, ha invertito la deforestazione aumentando la copertura forestale del paese.

Quindi…

La deforestazione ha una lunga storia legata allo sviluppo umano, ma oggi rappresenta una delle principali minacce ambientali.

La soluzione richiede un impegno collettivo: ridurre il consumo di prodotti legati alla deforestazione, sostenere progetti di riforestazione e promuovere politiche di sviluppo sostenibile.

Vuoi fare beneficenza o donare la tua “decima”? Questo è l’aspetto più urgente sul pianeta oggi, la priorità su tutto. Solo così sarà possibile ripristinare il prezioso equilibrio tra uomo e natura.

Il modello attuale di sfruttamento delle foreste e dei boschi non è sostenibile. Non essendo sostenibile, la storia della deforestazione non è un ciclo che può ripetersi all’infinito: prima o poi dovrà cambiare.

Se non agiamo volontariamente per fermarla, sarà la crisi ecologica a costringerci a farlo. Il futuro umano dipende dalle scelte che faremo oggi.

Nessuno escluso. Siamo tutti complici e siamo tutti potenziali sostenitori della rigenerazione.


Il Bosco Femmina, Sonia Serravalli 
autrice Il Bosco Femmina
Visite: 154

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *