diario di primavera

PRIMAVERA SENZA PENSARE

La primavera nel diario del 2018

Di nuovo è arrivato.  

Il languore tipico della primavera. Quel crogiuolo di sonno gattoso misto agli ormoni e all’odore dei fiori, agli umori della vegetazione e dei primi sudori e della prima zanzara.

Come il ricordo del primo bacio e delle primavere dell’adolescenza.  

A guardare spasmodicamente fuori dai vetri della scuola che ci ingabbiava al chiuso, sognanti. Scrivendo dediche sui diari coi pennarelli colorati e le penne profumate di essenze che nessun social network potrà mai restituirci. E a sognare il vicino pomeriggio al luna park, dove, “se ci fosse andata bene”, avremmo di nuovo ricevuto un bacio appassionato sdraiate su una delle cornici in metallo dell’autoscontro, con i suoi capelli nella bocca e il suo odore ovunque, registrato qui dentro PER SEMPRE.

primavera
By Pasja

 E’ arrivato, e ogni volta che questo morbido animale primaverile arriva, si porta dietro tutte queste sensazioni, gli odori, gli umori, le canzoni e le luci, e ogni anno sono di più.  

L’età non è servita a niente. L’età non è contata niente.

Il tempo non cura niente, perché il tempo è un’invenzione degli uomini. 

Rivivo quei fremiti da qualunque stanza o ufficio mi tenga chiusa prima di lasciarmi scoppiare per i prati libera come una ghiandaia. Ce la farò anche oggi. Solo che oggi non mi aspetta il bacio appassionato e il fendente del suo profumo a trapassarmi lo stomaco per registrarsi per sempre nelle memorie iridescenti del cosmo. Oggi, come anche altre volte in passato (le volte in cui invece “non ci è andata bene”), abbracciato dal ventre morbido dell’erba e del glicine, mi aspetta solo il suo nulla.  

Gli uomini non capiscono. Gli uomini non hanno un’idea. Gli uomini non hanno la forza né il coraggio di passeggiare dentro quelle sensazioni come fosse fare due passi in centro dopocena. Le temono come temerebbero un drago o una brutta malattia.

Certi uomini non hanno un’idea del patrimonio di ricordi e di cosa siano davvero i fiori della passione, che per noi ciclicamente rinascono sempre e il loro ritorno NON PUO’ avere una fine. Non conosce soluzione di continuità. 

Il ciclo delle rinascite è una condanna se l’altro manca. Perché la passione rifiorisce imperterrita e per sempre, da sola, lo stesso. Ma se lui non c’è più, quel crogiuolo di sonno gattoso misto agli ormoni e all’odore dei fiori, agli umori della vegetazione e dei primi sudori e della prima zanzara, diventano come una morte assonnata. Come uno stato alterato di coscienza in cui mi trascino perché la natura delle cose ha tradito la mia vitalità, la mia memoria e i miei sentimenti.  

Non è cambiato niente nelle sensazioni di quando avevo sedici anni. E’ cambiato per gli altri, i cosiddetti finti “adulti”, e soprattutto per gli uomini che si sono schermati dietro mille strati di pelle per non sentire e per non ricordare. Ma per me, il respiro dei gelsomini e le onde dei salici che espandono pollini propri e altrui ovunque nell’aria del mio destino non sono mai cambiati.

Ogni anno ritornano gli odori di quei vecchi e nuovi diari e dei capelli e delle lenzuola con la stessa forza. Solo che a volte chi ha rinunciato a vivere ci blocca per un po’, come facevano i muri di una scuola o come fanno a volte ancora i muri di un ufficio. 

Ma la forza e la vitalità degli organismi viventi in aprile è tale che mi travolgerà, inesorabilmente, dolce e folle nel suo tripudio di pollini e di odori, di calori e di colori e io di nuovo non capirò più niente. Perché la primavera non è solo un’onda: è uno tsunami e non ha pietà di logiche e pensieri.

Se anche esangue, mi trascinerà nel tripudio della vita come fa la terra con i morti quando li fa di nuovo diventare narcisi e tarassaco e margherite.

Mi lascerò andare. Non penserò né ricorderò più. Seguirò solo l’ondata delle api e delle spighe e del vento in mezzo ai pioppi, accecata da tutta la loro lana nel sole.  

E sarò solo una forma di vita non pensante in mezzo alle altre miriadi di forme di vita che hanno la fortuna di vagare nel vento e di non ricordare niente.

Di essere solo presente

 

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