lettera d'amore

Lettera a Nessuno

Il mio sacrificio

A chi l’ha vissuta e a chi si identificherà

E’ qualcosa di folle. Di nuovo a raccontarmi che sei morto. Ma i morti non tornano, e con tutte le volte in cui sei tornato faccio sempre più fatica a ingannare me stessa. Eppure non mi lasci mai scelta.

E tu di nuovo ti troverai in situazioni che poi mi racconterai, dopo anni senza me, come a volerle condividere. Parlerai di posti in cui mi vorrai portare, ma non c’ero quando ci sei stato e dopo avere espresso il tuo proposito farai capitare ancora qualcosa che non lo renderà realizzabile.

Di nuovo ripasserai in qualcuno delle miriadi di posti segnati dai nostri ricordi e chissà se neanche ci penserai. Perché quando tu vivi le cose, le vivi ad un terzo della loro realtà e della tua presenza. Gli altri due terzi li tieni per te.

Non si sa mai che si possa soffrire di nostalgia o di mancanza. O anche solo dell’essersi impregnati completamente di un momento.

Non c’è niente che sia “completamente” in quello che fai. Perché bisogna schermarsi, difendersi, conservarsi, dosarsi, bilanciarsi, calcolarsi, preservarsi per l’occasione buona, che così non arriva mai, perché ogni volta dai meno di te. Al luogo, alla situazione, al tempo, al contesto, a chi è con te, alla vita.

Giusto, bisogna restare in piedi. Non farsi fagocitare dal quadro, dai suoi colori, dalle sue meraviglie, come faccio io. Bisogna restare in piedi a lato. Essere sempre gentili e nobili e dolci al punto da far pensare che potresti metterci l’anima, ma poi non ci metti niente. Perché non hai promesso niente. Sei solo stato gentile. E sono oltre vent’anni che sei “solo stato gentile”.

Di nuovo lascerai trapelare possibilità illuminanti, ma poi non le realizzerai perché il momento è passato.

Di nuovo modellerai frasi e contesti in cui sembri possibile condividere tutto. Perché con te si parla di tutto e si gioca con tutto e si rischia tutto. Ma magicamente, tu te ne sfilerai fuori negando la grandezza dell’esperienza. E la situazione più bella e incredibile del mondo sembrerà di nuovo soltanto una banale coincidenza di un attimo.

La più completa possibilità di una vita, un evento tralasciabile degno al massimo di uno sguardo svogliato.

Attribuirai alla tua pigrizia la non volontà di raccogliere i miracoli che lasci cadere per terra.

E sarebbe sempre solo la tua pigrizia che non permette a un vero incontro di dipanarsi libero, cristallino e semplice come una risata. Ai bambini di giocare, ai fiori degli eventi di fiorire e al tuo cuore di sentire altro che parole e logiche, piani ponderati e confusione.

Di nuovo passerai sotto quella che era casa nostra o vicino a un’altra delle tante camere da letto condivise per il mondo e sarà per te solo il riflesso condizionato di sentire qualcosa di appena simile a un lontano affetto.

Di nuovo hai ricucito i tempi e le coincidenze e le geografie tra di noi in modo da rendermi l’unica a occupare quello spazio nella tua vita. Ma di nuovo a tuo dire io sembrerò solo un’amica tra gli amici.

Di nuovo mi rincrocerai per sempre negando di non avere mai incrociato nessuno con questi fili. E ancora sarai cieco alle sincronicità, alle visioni avverate, ai sogni premonitori realizzati, ai gesti familiari, alle complicità consolidate tuo malgrado e alle battute ricorrenti.

Di nuovo acconsentirai a cose più grandi di te per poi minimizzarle.

Sordo alla canzone cantata insieme in un prato, che parla esattamente della nostra storia, ma la sentono tutti tranne te.

Sordo ai parallelismi, alle sincronie, alle simmetrie, ai deja vu, ai luoghi e ai nomi che richiamiamo; alle cose e alle persone magnifiche che attiriamo solo insieme.

E ancora una volta le telepatie, i rimandi, i ritrovi, i gesti spontanei, i ricordi e le coincidenze significative, i tuoi passi ed i miei, li vedranno tutti tranne te.

Se non fosse che non credo nella morte, penserei che sei morto. O, almeno, cercherei di convincermene. E ci provo davvero, con disciplina, come a rimettermi in testa Babbo Natale e Dio. Non per dirti di riposare in pace, tu che cadi sempre in piedi. Ma per dirlo a me. Io che mi trovo a rotolare a valle anziché in una casa luminosa con giardino e querce, e fagiani, e pavoni, con te.

 

 

 

 

“Quando sono con te, sono libero. Sono spensierato. E credo.

Voleremo sopra tutti gli altri.

Questo mi fa venire le lacrime agli occhi.

Il mio sacrificio.”

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