I due vasi Storia zen

I DUE VASI – STORIA ZEN

GESTIRE I DIFETTI NOSTRI E DELL’ALTR*

Questa breve storia zen è, come tutte le storie zen, una vera perla. Un piccolo capolavoro il cui messaggio però dura per sempre.

Se non sai più come affrontare i difetti dell’altra persona, se non sai più come nascondere i tuoi stessi difetti e le tue mancanze, se non sai più come reagire e cosa sia giusto o non giusto fare, meditare un po’ su questa antica storiella zen può aiutarci a cambiare prospettiva e a trovare la via d’uscita.

Il bandolo della matassa, la via d’uscita, l’anello debole che permette di spezzare la catena, ci sono sempre.

Il fatto di vedere limiti, ostacoli e impedimenti risiede puramente nella nostra mente e non è che un’illusione. Ma ci sono svariati modi per scioglierla, svegliarsi e rendersi liberi dalle gabbie mentali, che ci impediscono di abbracciare la realtà nella sua vera natura e il suo quadro completo.

 

la metafora del vaso

 

I DUE VASI

 

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.

Uno dei vasi aveva una crepa. Mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua.

Alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, quello crepato arrivava sempre mezzo vuoto.

Per due anni interi andava avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati, ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Un giorno il vaso crepato parlò alla donna lungo il cammino:

“Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa.

La vecchia sorrise:

“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso?

 

fiori raccolti

 

Ho sempre saputo del tuo difetto, così ho piantato dei semi dal tuo lato ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.

Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola.

Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa.”

Ognuno di noi ha il suo difetto particolare… ma sono solo le crepe e i difetti che fanno sì che le nostre vite siano così interessanti e gratificanti.

La nostra cultura occidentale ci ha formati con l’idea fissa di dover agire, di dover combattere, di dover entrare in competizione con tutto, di dover sempre opporci alle cose e alle persone per controllarle e cambiarle.

Ma la natura delle cose non sta così e dobbiamo imparare a smettere di sprecare le nostre energie a vuoto – favorendo la frustrazione, la malattia e il rimpianto.

Tutto va bene così com’è. In realtà, secondo i grandi Maestri, non c’è nulla da cambiare. Ma c’è un’unica cosa da fare: conoscere noi stessi (che è il Viaggio dei viaggi) e trasformare il nostro punto di vista.

La chiave di tutto non è tanto il cambiare, quanto il trasformare.

Buona passeggiata.

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