DEVI VIVERE SENZA UN UOMO

DELL’INCOMPATIBILITA’ TRA DONNE E UOMINI OGGI

Ipotesi, teorie ed esperienze

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la nostra società è piena di uomini e donne non accompagnati. Che vivono soli. Che non vogliono una relazione, o il più delle volte che non sono in grado di averla.

E‘ un dato di fatto.

In Italia secondo l’Istat nel 2016 le persone single risultavano quasi otto milioni. I single in vent’anni sono raddoppiati.

Secondo l’ultima statistica, 2017, aumentano le famiglie composte da una sola persona dal 20,5% al 31,6%.

Siamo circondate da e immerse in un fenomeno più grande di noi. Certo più grande, ahimè, di una singola nostra vita.

Nel secolo scorso, le donne hanno iniziato a reclamare amore, piacere e diritti. Fino a prima di questa fase, e come avviene ancora in certe culture nel mondo, i ruoli maschile e femminile erano predefiniti e non se ne discuteva neanche.

Non era prevista l’amicizia tra uomo e donna all’interno della coppia, tantomeno le confidenze a livello profondo. Quelle condivisioni che possono portare due rappresentanti del sesso opposto sullo stesso piano. Quello umano, emotivo, personale, recondito: umano e basta.

Credo sia proprio questo punto che ha cambiato tutto. L’uomo è in tilt. Non ha sviluppato, nei millenni, la capacità verbale, emotiva ed introspettiva che hanno sviluppato le donne. Mentre lo aspettavano a casa, mentre si davano man forte nel crescere i figli, mentre si prestavano la spalla l’un l’altra quando lui le tradiva o partiva per la guerra e non si sapeva né quando né se sarebbe tornato.

 

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Infatti, non attribuirei questa crisi tra i sessi esclusivamente al fatto che anche la donna ha reclamato una posizione professionale, una carriera e potere economico. Si tratta semmai di una sommatoria di aspetti.

L’idea che adesso lui si trovi alla stregua di lei nel condividere un dialogo alla pari e il lato emotivo delle cose, nella maggior parte dei casi lo atterrisce. Se poi lei osa condividere i suoi malesseri, le migliaia di piccole fluttuazioni di umore quotidiano o addirittura un pianto, lui trova tutte le scuse possibili per allontanarsi.

Sono centinaia le canzoni, i film, i video e le forme espressive più svariate che raccontano tutte la stessa trama: lui che se ne va.

Lui che non ama abbastanza. Lui che ritratta tutto. Lui che più lei si coinvolge sentimentalmente, più nega tutto. Lui che vuole essere libero e non è ancora riuscito a concepire, in tantissimi casi, che l’unico futuro prevedibile sia l’essere liberi in due.

E così, siamo immerse fino al collo in una società piena di donne frustrate e di uomini confusi.

Lo sdoganamento del corpo nudo ovunque e della libertà sessuale priva di ogni gioco o tensione, unitamente al cyber sex e ad altre variabili, ha poi contribuito addirittura ad un calo del desiderio da parte del cacciatore, del “grande conquistatore„ , il maschio.

Siamo finite così a leccarci le ferite tra di noi. Di nuovo, anche se in un mondo diverso. A sentirci ripetere da nostra madre che siamo troppo intelligenti, troppo forti troppo sensibili per trovare un uomo che ci stia accanto senza spaventarsi. “Devi vivere senza un uomo!”

Un mondo pieno di belle donne, colte, intelligenti, energiche e piene di voglia di vivere appieno, che non trovano un loro pari in un maschio. Che abitano sole e condividono cose tra loro, come si faceva prima dell’adolescenza  – quando maschi e femmine stavano sempre separati.

C’è poi chi dice che sia stata la donna a rendersi conto che può vivere senza il maschio e ora se la gode da sola (e non mi risulta che le donne sole siano realmente così felici di questa mancanza di condivisione). E c’è addirittura chi dice che sia stato l’uomo, con l’ „indipendenza“ della donna, a essersi reso conto che può vivere senza di lei. Quindi perché dover sopportare tutte le sue complicazioni se si può sopperire col sesso virtuale e con la libertà?

Non sto neanche a dire che entrambe le versioni (ossia la stessa versione adattata a volte a lei e a volte a lui) nascondono in sé un sentimento di rivalsa o di frustrazione o addirittura di rabbia nei confronti dell’altro sesso. Si può certamente essere felici anche da soli, ma che si goda di una mancata condivisione della ricchezza della vita o dell’assenza di calore, di baci e di abbracci mi pare un po‘ pretenzioso.

 

Siamo in un periodo di passaggio e lo stiamo gestendo malissimo.

La maggior parte di noi non ne è neanche consapevole.

 

Caterina Bonetti in questa sua bella pagina al riguardo, dice: “La mediazione non sembra prevista, la comprensione reciproca nemmeno, e nel rapporto a due tutto si riduce ad un soddisfacimento di bisogni personali.”

Qualcuno reagisce con il rifiuto totale dell’altro sesso.

Qualcuno si sente furbo o furba nell’usare il prossimo – senza considerare che sta facendo del male in primis a se stesso/a.

Qualcun altro si rifugia in un amaro cinismo, bocciando in toto l’altro sesso e smettendo di crederci. Qualcuno addirittura racconta a se stesso/a che probabilmente è nato/a con caratteristiche congenite per stare solo/a. O si è convinto/a di essere fatto/a in modo “sbagliato”! E qualcun altro/a ancora continua a provarci, ma passa da un fallimento all’altro. In tutti i casi, ad aumentare sono soltanto incomprensione e solitudine.

Stare soli e raccontare a se stessi che “è meglio così” è uno dei maggiori ostacoli ad un’evoluzione della cosa.

 

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Riporto un altro bel passo qui:

„E non è un caso che, dal femminismo in poi, la mascolinità vada perdendo smalto per essere semplicisticamente identificata con l’autoritarismo e la violenza, quando non con il male assoluto. Risultato, aumentano i single. Per scelta, ma non solo. Più credibilmente per fallimento, per timore dell’altro e per incapacità ad accettare quelle differenze di genere che dovrebbero essere, invece, alla base dell’identità sessuale.“ Da Silvana Mazzocchi, Repubblica 

La quale scrive, nello stesso articolo, soprattutto:

 

“Non è in crisi il maschio. Lo sono la sessualità e le identità sia maschile che femminile, proprio perché non esiste l’una senza l’altra. Da questo punto di vista  sono entrambe da reinventare”

 

Riassumendo così perfettamente anche uno dei nodi cruciali di questo stesso blog (/bosco). Nel quale mi propongo di approfondire nel tempo sempre di più questo fenomeno, da tutti i punti di vista possibili.

Credo che ricordare quantomeno che, nella storia come la conosciamo, questa è la prima volta che si tenta un dialogo a trecentosessanta gradi e alla pari nella relazione tra uomo e donna, accompagnato da pari diritti di piacere nella sessualità e diritti umani in genere, potrebbe aiutarci non poco nel renderci conto della delicatezza del momento e del fenomeno.

Della sua importanza e della normalità del fatto che comporti prove ed errori e difficoltà.

E che richiederà decenni (e spero non addirittura secoli) per innestarsi, svilupparsi e strutturarsi nella società che viene, per formare finalmente quella che immagino come la coppia del futuro.

 

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